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Viterbo – Trasporto Macchina di S.Rosa

ll Trasporto della Macchina di Santa Rosa

Il Trasporto della Macchina di Santa Rosa è la più importante manifestazione religiosa e identitaria di Viterbo. Si svolge ogni anno la sera del 3 settembre, vigilia della festa liturgica di Santa Rosa, patrona della città. La Macchina è una gigantesca torre votiva che viene portata a spalla dai Facchini di Santa Rosa attraverso il centro storico, in un percorso di poco più di un chilometro, fino al Santuario dove sono custodite le spoglie della Santa. Il Trasporto è inserito, dal 4 dicembre 2013, nella Rete delle grandi Macchine a spalla italiane, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. La Macchina: una torre costruita per essere trasportata

La Macchina di Santa Rosa non è semplicemente una struttura scenografica, ma un’imponente costruzione concepita espressamente per essere sollevata, trasportata e manovrata a spalla. È alta circa 33 metri e, tradizionalmente, il suo peso è stato nell’ordine delle diverse tonnellate. La struttura è riccamente illuminata e, durante il Trasporto, appare come una grande torre luminosa che attraversa le strade del centro medievale.

Il modello attualmente utilizzato è “Dies Natalis”, progettato dall’architetto Raffaele Ascenzi. È stato scelto attraverso il concorso dell’Amministrazione comunale e viene utilizzato nel ciclo 2024-2028. Il nome Dies Natalis richiama la nascita di Santa Rosa e il progetto sviluppa, attraverso forme, figure e simboli, il tema della vita e della santità della patrona viterbese.

I Facchini di Santa Rosa

Il cuore umano del Trasporto sono i Facchini di Santa Rosa, un gruppo di circa cento uomini incaricati di sostenere e guidare la Macchina.

Il loro compito richiede preparazione fisica, coordinamento, disciplina e una straordinaria capacità di lavorare come un unico corpo. La Macchina, infatti, non viene semplicemente “trascinata”: viene sollevata sulle spalle e condotta lungo un percorso caratterizzato da strade strette, curve, pendenze e numerose soste.

I Facchini indossano la tradizionale divisa bianca e rossa, con il caratteristico fazzoletto in testa. Prima del Trasporto ricevono la benedizione del vescovo, tradizionalmente definita “in articulo mortis”, espressione che sottolinea la consapevolezza della fatica e dei rischi legati a una prova fisica eccezionale.

La partenza da San Sisto

Il Trasporto inizia tradizionalmente a San Sisto, nei pressi di Porta Romana. È questo il punto nel quale la Macchina viene assemblata prima della grande serata.

Nel 2026 Dies Natalis è stata nuovamente assemblata a San Sisto il 9 luglio, dove è rimasta esposta in attesa del Trasporto del 3 settembre.

Il momento della partenza è particolarmente solenne. La Macchina viene preparata per la “Mossa”, cioè il momento in cui viene sollevata e avviata dai Facchini. Il primo comando, “Sollevate e fermi!”, dà inizio alla spettacolare progressione della torre attraverso la città.

Il percorso del Trasporto

Il percorso tradizionale è lungo circa 1.200 metri e attraversa alcune delle principali vie e piazze del centro storico di Viterbo. L’itinerario comprende:

  1. San Sisto / Porta Romana – punto di partenza.

  2. Via Garibaldi – primo tratto del percorso.

  3. Piazza Fontana Grande – prima grande sosta.

  4. Via Cavour.

  5. Piazza del Plebiscito, davanti al Palazzo dei Priori – seconda sosta.

  6. Via Roma.

  7. Piazza delle Erbe – terza sosta.

  8. Corso Italia, con la sosta davanti alla Chiesa del Suffragio.

  9. Una sosta tecnica nei pressi della Chiesa di Sant’Egidio.

  10. Piazza del Teatro / Piazza Verdi – quinta sosta.

  11. Via Santa Rosa, caratterizzata dal tratto finale in salita.

  12. Largo Facchini di Santa Rosa, davanti al Santuario.

È importante precisare che le fonti istituzionali descrivono le soste con una numerazione che può risultare leggermente diversa a seconda che si considerino le soste principali e la sosta tecnica separatamente. Il percorso, tuttavia, conduce sempre dalla zona di San Sisto attraverso il centro storico fino al Santuario di Santa Rosa.

Le soste e la difficoltà del percorso

Le soste sono parte integrante della tecnica del Trasporto. La Macchina deve essere fermata, mantenuta in equilibrio e successivamente nuovamente sollevata e fatta avanzare.

Particolarmente significativo è il tratto conclusivo di via Santa Rosa, dove i Facchini devono affrontare la salita che conduce al Santuario. È uno dei momenti più impegnativi e spettacolari dell’intero Trasporto: dopo oltre un chilometro percorso con una struttura gigantesca sulle spalle, i Facchini devono affrontare l’ultimo tratto fino alla destinazione finale.

Il significato religioso

Il Trasporto non nasce come semplice spettacolo. Alla base c’è la devozione dei viterbesi verso Santa Rosa, giovane patrona della città, morta nel 1251 a soli 18 anni.

La Macchina rappresenta simbolicamente un grande omaggio alla Santa. Il suo viaggio attraverso la città assume quindi un significato religioso preciso: la torre luminosa viene condotta dalla comunità verso il luogo in cui sono custodite le spoglie della patrona.

Per questo motivo, accanto all’aspetto spettacolare e alla straordinaria prova fisica dei Facchini, rimane centrale la dimensione della fede, della devozione e dell’identità cittadina.

La conclusione del Trasporto

Dopo l’ultima salita, la Macchina raggiunge Largo Facchini di Santa Rosa, davanti al Santuario.

Qui viene posata definitivamente sui cavalletti. Il momento della conclusione è particolarmente emozionante: la lunga fatica dei Facchini termina davanti al Santuario dedicato alla patrona, dove la Macchina rimane esposta per alcuni giorni.

Il Trasporto può quindi essere letto come un vero percorso rituale: la Macchina parte dalla periferia delle mura, attraversa il cuore storico di Viterbo e termina davanti al luogo sacro più direttamente legato a Santa Rosa.

Un patrimonio dell’UNESCO

Il valore della manifestazione va oltre Viterbo. Il 4 dicembre 2013, a Baku, l’UNESCO ha inserito la Rete delle grandi Macchine a spalla italiane nel Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Ne fanno parte, insieme alla Macchina di Santa Rosa, anche i Gigli di Nola, la Varia di Palmi e i Candelieri di Sassari.

Il riconoscimento internazionale ha sottolineato il valore di una tradizione nella quale una comunità si riunisce attorno a una grande macchina votiva, affidandone il trasporto a un gruppo di portatori attraverso un rituale tramandato nel tempo.

Il Trasporto del 3 settembre 2026

Per il 2026, il Comune di Viterbo conferma il 3 settembre come giornata del Trasporto di Dies Natalis. La programmazione ufficiale del Comune indica l’assemblaggio della Macchina a San Sisto e il successivo Trasporto del 3 settembre.

In definitiva, il Trasporto della Macchina di Santa Rosa è contemporaneamente rito religioso, tradizione popolare, patrimonio culturale, prova fisica e grande evento cittadino. La sua forza sta proprio nella combinazione di questi elementi: una torre di oltre trenta metri viene fatta avanzare per le vie di una città medievale grazie alla forza coordinata dei Facchini, mentre migliaia di persone partecipano a un rito che da generazioni rinnova il legame tra Viterbo, Santa Rosa e la propria storia

Indirizzi utili: Avis Comunale Viterbo